PNRR e patti per il lavoro per la città: una proposta

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Occorrerà tutti insieme affrontare l’”ultimo miglio” del PNRR. L’”ultimo miglio” non consiste solo in processi decentrati di attuazione e di monitoraggio ma soprattutto nell’attivazione fin dalla fase iniziale di capacità propositive e di patti fra soggetti pubblici (amministrazioni, centri di ricerca, università, scuole) e soggetti privati (grandi, medie, piccole imprese, organizzazioni del terzo settore, professioni, associazioni), attori sul territorio in rapporto continuo con il livello nazionale e europeo, potenziando la pubblica amministrazione con percorsi di “gestione del cambiamento mission driven”. In questo percorso l’execution è tutto: tempi, misura e controllo degli obiettivi, adeguamento delle risorse materiali organizzative culturali delle Pubbliche amministrazioni e dei privati, efficacia e efficienza organizzativa, sviluppo della formazione e altro.

Il modello del PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal Premier Draghi prevede due livelli. Il primo, centrale, supervisiona l’attuazione del PNRR ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea; il secondo livello è invece quello delle amministrazioni responsabili dei singoli investimenti.

Regioni, città metropolitane ed enti locali dovranno erogare i fondi e inviare i rendiconti alla struttura di coordinamento centrale. I 209+90 miliardi previsti sono destinati in gran parte ad acquisti di beni e servizi: questo vuol dire appalti, processi attuativi, monitoraggio, rendicontazione, controlli e soprattutto cantieri di esecuzione.

Per gestire e rendicontare un tale volume di investimenti occorre suscitare coesione e spinta all’innovazione sia a livello centrale sia territoriale.

La Commissione Europea, nella proposta al Consiglio europeo di approvazione del PNRR italiano, aveva formulato una chiara raccomandazione al Governo italiano: “Per garantire la responsabilizzazione dei soggetti interessati, è fondamentale coinvolgere tutte le autorità locali e tutti i portatori di interessi, tra cui le parti sociali, durante l’intera esecuzione degli investimenti e delle riforme inclusi nel piano”.

Su questa linea si è mosso il DL 70/2021 intitolato ‘Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e Semplificazioni’, che all’art 6 recita “Nell’ambito di un protocollo d’intesa nazionale tra il Governo e le parti sociali più rappresentative, ciascuna amministrazione titolare di interventi previsti nel PNRR prevede lo svolgimento di periodici tavoli di settore e territoriali finalizzati e continui sui progetti di investimento e sulle ricadute economiche e sociali…”.

La consultazione strutturata fra Amministrazioni centrali e territoriali e parti sociali propone una modalità di concertazione non inedita che viene rinnovata. Su questo è stato costituito un Tavolo per il partenariato economico, sociale e territoriale, coordinato dal prof. Tiziano Treu, Presidente del CNEL.

La magnitudo della sfida per uscire dalla crisi e per costruire una Italia migliore richiederà un ulteriore strumento: quello di patti liberamente stipulati fra soggetti pubblici, soggetti privati, parti sociali per condividere le strategie e favorire la convergenza nella esecuzione del PNRR. In questo percorso di attuazione, una lunga marcia che durerà anni, andranno affrontati tre formidabili problemi: a) il cambiamento dei sistemi produttivi; b) le riforme e riorganizzazione della scuola, della sanità, della giustizia e in generale delle Pubbliche Amministrazioni; c) i processi di utilizzazione e rendicontazione delle ingenti risorse del PNRR.
a) Il primo, più complesso, problema è che il PNRR mira a suscitare un profondo cambiamento nei sistemi produttivi e del lavoro, che sarà l’esito non solo dell’ uso appropriato dei finanziamenti ma anche degli investimenti privati e del potenziamento delle capacità di innovazione di tutti gli stakeholder dell’”Italia delle organizzazioni”. Occorre cioè promuovere la nascita e il rafforzamento di imprese (grandi, medie, piccole) sostenibili, integrali, e capaci di competere; lo sviluppo delle imprese in rete; la riorganizzazione dei servizi pubblici; il potenziamento delle organizzazioni di difesa contro i rischi ambientali; il rafforzamento delle organizzazioni impegnate nel contrasto della criminalità diffusa e organizzata; il cambiamento dell’organizzazione del lavoro intellettuale e manuale e dei contenuti dei lavori e delle nuove professioni; il reskilling e l’abilitazione delle persone giovani e anziane a un mondo del lavoro in radicale cambiamento; la riorganizzazione del sistema educativo.

b) Il secondo grande problema sarà costituito dalle riforme e dalla riorganizzazione dell’apparato pubblico: la scuola, la sanità, la giustizia, le Pubbliche Amministrazioni. Non solo perché l’Unione Europea le esige ma perché sono condizioni per il successo degli investimenti del PNRR. Rimettere al centro e riorganizzare la scuola è una priorità e una finestra di opportunità in questo momento: in Italia la disoccupazione giovanile, i NEET, la dispersione scolastica sono le più alte d’Europa; e siamo nella penultima posizione per titolari di formazione terziaria. La sanità di fronte alla pandemia ha mostrato grandi fragilità, compensate in parte dall’eccellenza del sistema professionale sanitario. La giustizia civile è fra le più lente d’Europa (oltre quella più complessa della giustizia penale), costa oltre il 1,5 del PIL e scoraggia gli investimenti stranieri. Oltre la riforma occorre riprendere il percorso della riorganizzazione partecipata degli uffici giudiziari. Amministrazioni Centrali e territoriali afflitte da labirinto normativo e dalla minaccia dei controlli amministrativi e penali, scarsamente orientate ai servizi, vanno rese più efficaci e efficienti: oltre le riforme sono possibili programmi integrati di riorganizzazione come quelli previsti dal DL 80/2021.

c) Il terzo ma formidabile problema a scadenza immediata di cui tutti oggi giustamente si preoccupano, è l’utilizzazione e rendicontazione delle ingenti risorse del PNRR. E’ nota la bassa capacità di spesa delle Pubbliche Amministrazioni in media meno del 50% dei fondi stanziati sono stati utilizzati dagli Enti Locali. Ora con il PNRR le cose potrebbero ancora peggiorare per le dimensioni economiche senza precedenti e perché le risorse sono in gran parte destinate ad acquisti di beni e servizi, con le complicazioni delle gare d’appalto, dei ricorsi e altro.

Programmi di rigenerazione del sistema produttivo e del lavoro; riforme e riorganizzazione dell’apparato pubblico; metodi di utilizzazione, gestione e rendicontazione delle risorse comunitarie richiederanno quindi l’attivazione di formidabili energie tecniche, sociali, culturali, sia a livello centrale che a livello territoriale, che l’Italia possieda ma che vanno incoraggiate con forme in grado di coniugare autonomia e organizzazione: potenziando ecosistemi e reti interorganizzative, affrontando la “questione organizzativa” dell’Italia delle organizzazioni ineguali e a più velocità, che ci costa il deficit di produttività e di efficienza amministrativa nelle classifiche europee.

Gli investimenti e le riforme del PNRR non avranno solo effetti successivi sulle organizzazioni produttive, sulle Pubbliche Amministrazioni, sul lavoro ma richiedono subito azioni progettuali e preventive per rigenerarle.

La rigorosa gestione economico-finanziaria policentrica del PNNR nel modello presentato dal Premier e dal suo governo può essere rafforzata da Patti Territoriali o Patti per il lavoro come nel caso del Patto dell’Emilia Romagna. I Patti non sono la distribuzione pubblica delle risorse e non sono i contratti, ma l’assunzione condivisa di proposte e impegni, di programmi di lavoro, di metodi da parte di soggetti pubblici e privati che operano nell’interesse proprio e del bene comune. Sono una forma di democrazia. Il lavoro e la sua riqualificazione in questo percorso saranno l’elemento fondante di Pubbliche amministrazioni ad alto livello di servizio e di imprese capaci di competere sui mercati internazionali, soddisfacendo sempre meglio i loro utenti e raggiungendo livelli di sostenibilità sempre più elevati. Il lavoro professionalizzato dell’homo faber a tutti i livelli è a sua volta la condizione perché sia assicurata equità, opportunità, senso e qualità della vita ad una popolazione altamente differenziata.

Una parte consistente dei fondi del PNRR saranno affidati alle città: città come Milano, Firenze, Pesaro, Bari , Roma e molte altre si stanno preparando a predisporre patti con fra l’amministrazione e le forze sociali e culturali.

Come promuoverli e gestirli, come rimuovere gli ostacoli alla loro realizzazione sono materia di ricerca e intervento?

Nelle nostre ricerche abbiamo rilevato sette approcci e metodi che possono essere svolti dalle Regioni, aree territoriali, città e forse anche piattaforme produttive, indipendentemente dalle loro peculiarità : a) stipula di un patto fra le istituzioni del territorio e i suoi corpi; b) condivisione di strategie di valorizzazione del sistema produttivo verso le fasi a più alto valore aggiunto delle catene del valore e verso la riorganizzazione delle strutture; c) definizione di obiettivi condivisi di creazione di valore aggiunto e di lavoro di qualità, specificabili in parametri misurabili e costantemente monitorati; d) finalizzazione a tali obiettivi degli investimenti pubblici e privati; e) condivisione di un approccio integrato di politiche pubbliche, che definiremo come all-government-approach, che integri interventi su capitale umano, innovazione, territorio, welfare, superando le consolidate segregazioni organizzative della macchina amministrativa; f) organizzazione per realizzare il patto, che abbiamo definito performing community; g) attivazione di un programma di change management mission driven della stessa amministrazione, ossia trainata da obiettivi di rilievo per la comunità territoriale.

Con la Convenzione stipulata a novembre 2021, l’Università di Milano e la Fondazione IRSO uniscono le proprie competenze sociali, economiche, organizzative, giuridiche e tecnologiche e si ripromettono di condurre ricerche, programmi formativi e interventi a favore delle istituzioni centrali e territoriali, alle imprese e alle forze sociali. Il convegno dell’11 febbraio, i cui atti sono riportati nello special issue della Rivista Elettronica scaricabile qui di seguito, è il primo evento di questo percorso.

• Leggi e vedi “Atti del convegno Università Statale/Fondazione Irso” in Special Issue multimediale della Rivista Elettronica di Diritto, Economia Management con Elio Franzini, Patrizio Bianchi, Marco Leonardi, Federico Butera, Paolo Calvano, Alessia Cappello, Maurizio Del Conte, Massimo Pallini, Orsola Razzolini, Giorgio De Michelis, Lorenzo Ciappetti, Roberto Pedersini, Tiziano Treu

• Vedi Video del Convegno al Polo del 900 di Torino con Federico Butera, Federico Maria Butera, Giorgio De Michelis, Giovanna Pentenero, Giovanni Ferrero

• Leggi Federico Butera “Governance policentrica partecipata del PNRR e Patti Territoriali per il Lavoro” in Rivista elettronica di Diritto, Economia, Management

• Leggi Federico Butera “Il PNRR per rigenerare le organizzazioni italiane nella transizione ecologica e digitale” su Techne. Journal of technology for architecture and environment

• Leggi Federico Butera “Una meditata proposta”, Prefazione al libro di Gianfranco Dioguardi L’impresa enciclopedia, Guerini

• Leggi “Il Patto per il lavoro di Milano”

• Leggi Edoardo Segantini “Non è meglio raccordare i patti per il lavoro?” Corriere Economia

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