Progettare l’innovazione a 360° per valorizzare il lavoro – La progettazione integrata di tecnologia, organizzazione, lavoro per la Quarta Rivoluzione Industriale

pubblicato in: Industria 4.0 | 0

Nasce una Community

C’è chi pensa che la “gara delle macchine contro il lavoro” sia già persa e che ci aspetta una jobless society. Noi crediamo che non vi è nessuna gara ma che sarà invece possibile una nuova alleanza fra uomini e tecnologie, attraverso la progettazione di nuovi sistemi tecnologici, organizzativi, professionali, adottando congiuntamente parametri economici e sociali, con una estesa partecipazione.

La quarta rivoluzione industriale si baserà su tre pilastri: non solo le tecnologie digitali abilitanti ma anche i modelli innovativi di impresa e di organizzazione e le forme di lavoro qualificato che aumenteranno il valore di ogni unità di prodotto e servizio e consentiranno la professionalizzazione di tutti.

I tre pilastri andranno progettati con processi di progettazione congiunta e partecipata di tecnologia, organizzazione e lavoro, joint design of technology, organization and people growth. Essi adotteranno metodologie di una nuova sociotecnica, con la partecipazione di tutti i soggetti collettivi e delle persone.

Mentre le STEM (Sciences, Tecnologies, Engineering, Mathematics) stanno guidando questi sviluppi ad una velocità senza precedenti, le scienze dell’organizzazione e del lavoro e le relative realizzazioni procedono a un passo troppo lento. Qualcuno dice che esse rappresentano le aree grigie o fumose della quarta rivoluzione industriale. Le metodologie di progettazione e sviluppo d’altronde sono monopolizzate dai fornitori di tecnologia. È un grande rischio, soprattutto per l’accesso delle PMI e della PA alla quarta rivoluzione industriale. Un rischio evitato dai non pochi innovatori – direttori di produzione, ingegneri, tecnici, ma anche sindacalisti, esperti, ecc. – che portano avanti un approccio ragionato e bilanciato attenti alla valorizzazione dell’organizzazione e del lavoro. Si tratta di supportarli e di diffonderne i risultati e gli apprendimenti.

Al centro della nostra visione della quarta rivoluzione industriale c’è l’idea che le tecnologie digitali abbiano bisogno di (e possano generare) nuove forme di organizzazione reticolari a responsabilità distribuita e una valorizzazione estesa del lavoro, una professionalizzazione di tutti, possibile sia negli ambienti ad alta tecnologia sia in altri. Organizzazioni e lavori di nuova concezione che creino valore economico e sociale sono la principale arma contro la disoccupazione e la sotto occupazione. Esse inoltre forniranno la base per il principale investimento necessario: un nuovo modo di formare e di apprendere.

La quarta rivoluzione industriale sta marciando spinta dalle grandi imprese multinazionali tecnologiche e trova applicazioni significative in grandi imprese di produzione e di servizi. Il dibattito attuale si concentra per lo più su casi come IBM, Google, Apple, Amazon, Facebook. In Italia non abbiamo questi colossi ma le potenzialità della quarta rivoluzione industriale sono cruciali per la struttura economica italiana: sono tanti i casi in cui sono state sviluppate forme di impresa e di organizzazione innovative e professionalizzazione del lavoro, ottenendo risultati sorprendenti di innovazione strategica, produttività, qualità della vita di lavoro, sostenibilità ambientale. Non solo esperienze virtuose di piccole botteghe locali ma anche di organizzazioni operanti su vaste piattaforme planetarie con straordinarie performance plurime. Sono le imprese dell’Italian Way of Doing Industry, il modello socio/economico realizzato in nuce dalle migliori medie imprese italiane che con fatica tende ad estendersi al resto del tessuto produttivo europeo e alle economie di tutto il mondo. È su questo che concentreremo la nostra analisi e le nostre proposte.

I partner della Fondazione Irso (Sebastiano Bagnara, Federico Butera, Federico Maria (Fredi) Butera, Giorgio De Michelis, Sebastiano Di Guardo, Gianfranco Dioguardi, Roberta Morici, Paolo Perulli, Alessandro Sinatra), per il proprio DNA di indipendenza e interdisciplinarietà e per il proprio profilo di reputazione e di lunga esperienza, non hanno interessi di parte, di affermazione istituzionale, di business. Essi promuovono una community estesa di studiosi e progettisti promotori dell’idea della progettazione integrata e partecipata di tecnologia, organizzazione e lavoro, da studiosi, imprenditori, pubblici amministratori, sindacalisti, insegnanti, giornalisti di elevata competenza reputazione e visibilità e che su questa materia hanno studiato a fondo e realizzato effettivamente politiche e progetti di joint design of technology, organization and people growth.

Nascerà così una Community per la progettazione congiunta e partecipata, indipendente e apartitico per offrire frame, dati e casi, coordinare studi e progetti e formulare proposte fattibili agli imprenditori, al sistema educativo, ai sindacati, ai governi locali, al governo centrale. Un nodo reputato non in alternativa ma connesso alle diverse comunità che studiano, fanno politiche, progettano tecnologia, lavoro, organizzazione nella Quarta Rivoluzione Industriale: un nodo senza altro interesse se non quello di vedere accadere le cose e di offrire un servizio agli altri network. Una rete aperta agli studenti e ai giovani ricercatori delle università, ai frequentatori dei talent garden, agli start-upper, per progetti in cui l’energia e la freschezza delle giovani generazioni si incontrano con il sapere scientifico, umanistico e tecnologico con connessioni internazionali efficaci e vive, che agli investitori offre valide proposte per la partecipazione a progetti innovativi e ben fondati sulle qualità distintive dell’Europa e dell’Italia.

Pensiamo che il cambiamento del Paese sarà il risultato di migliaia di progetti realizzati di cambiamento e innovazione delle imprese, delle pubbliche amministrazioni, delle città, dei territori, una costellazione di azioni riuscite di nuova socio-tecnica.

Ciò facendo continuiamo un lungo percorso, costellato di progetti sociotecnici come i gruppi semiautonomi di produzione della Olivetti che sostituirono le linee di montaggio chapliniane, i 40 stabilimenti siderurgici della Dalmine/Tenaris, centrati sui ruoli degli “operai aumentati”; la progettazione dell’organizzazione dell’Agenzia delle Entrate, fondate sull’idea di servizio; il Customer Care della Vodafone gestito da operatori e molto altro. Nella seconda rivoluzione industriale (quella del superamento delle catene di montaggio chapliniane) avevamo partecipato all’International Council for Quality of Working Life, guidato da Trist, Emery, Davis, Thorsrud del Tavistock Institute e progettato i team autoregolati di produzione e ricerca, cominciando dalla Olivetti. Nella terza rivoluzione industriale (quella dell’automazione di fabbrica) avevamo contribuito ai lavori sull’automazione dell’ILO/BIT di Ginevra, dell’European Council for the Improvement of Living and Working Condition di Dublino e avevamo contribuito a progettare complessi sistemi socio-tecnici in produzione e nei servizi come alla Dalmine e alla Vodafone. Il convegno internazionale su Joint Design of Technology, Organization and People Growth, straordinario sia perché con cento protagonisti internazionali aveva tratto un primo bilancio di questi progetti e studi sia perché svolto dentro gli stupefacenti affreschi di Tintoretto nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Ora, di fronte a una velocissima quarta Rivoluzione industriale che prospetta rischi ma anche opportunità enormemente più grandi per il lavoro, sentiamo l’obbligo di dare ancora un contributo insieme ad altre persone con grandi esperienze e che condividono l’idea del joint design.

Federico Butera, Fondazione Irso e Università Bicocca; Sebastiano Bagnara, Fondazione Irso e Università di San Marino; Giorgio De Michelis, Fondazione Irso e Università Bicocca; Sebastiano Di Guardo, Fondazione Irso e Azienda Multiservizi Farmacie; Gianfranco Dioguardi, Fondazione Irso e Fondazione Dioguardi; Roberta Morici, Fondazione Irso e Cefriel; Paolo Perulli, Fondazione Irso e Università del Piemonte Orientale; Edoardo Segantini, Corriere della Sera; Alessandro Sinatra, Fondazione Irso e Libera Università Carlo Cattaneo

Scuola Grande di San Rocco a Venezia
Scuola Grande di San Rocco a Venezia

 

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