Nuove competenze per nuove professioni. Ripensare a come progettare il lavoro

L’approccio e la strumentazione sulle competenze possono essere strumenti preziosi per gestire il lavoro e i sistemi educativi, ma possono diventare un alibi quando vengono visti come una alternativa alla (difficile, ma indispensabile) progettazione di nuove idee di forme di lavoro e di sistemi educativi. Fra pochi anni gran parte dei lavori che esistono non ci saranno più o saranno profondamente cambiati. Sorgeranno nuovi lavori. Di fronte a questa incertezza il sistema produttivo tende per lo più a rinunciare a progettare il lavoro, ossia a fare job design e a ripiegare invece sulla apparente flessibilità consentita da una cd “gestione per competenze”, come sorta di molecole o di mattoncini utili per la selezione, la gestione, la valutazione, che poi potranno essere ricomposte secondo necessità. Prevale ancora ancora una visione vecchia del lavoro: mansioni fatte di compiti destinati a essere allocati fra gli uomini e le macchine (invece che nuove idee di lavoro, di ruoli, di professioni). Insomma una visione molecolare e frantumata del lavoro come somma di competenze (hard e soprattutto soft).

Progettare i lavori vuol dire configurare, nella concretezza e varietà dei processi produttivi e nella realtà della vita delle persone, nuove idee di lavoro valide, solide, decenti che offrano professionalità, identità e cittadinanza, come per esempio lo furono i lavori artigiani nel Rinascimento, le professioni nell’800 e lo stesso lavoro di fabbrica del 900.

È possibile – perché sta già avvenendo in molti contesti – progettare lavori basati su conoscenza, responsabilità dei risultati, cura dei bisogni dei ‘clienti’ esterni o interni, padronanza e controllo dei processi, cooperazione con le persone e con la tecnologia, e certamente irrobustite competenze tecniche e sociali. È possibile costruire dinamicamente ruoli, mestieri e professioni che creino valore nel sistema di produzione di beni e servizi e che assicurino alle persone identità e una buona qualità della vita di lavoro. È inoltre necessario progettare nuovi sistemi educativi che combinino formazione della persona e abilitazione professionale. Il dibattito sull’architettura del sistema educativo è tuttora vivissimo. Forse solo un percorso progettuale concreto può consentire di uscire dalla area delle ideologie e entrare nella realizzazione.

Una recensione al libro di Benadusi e Molina Le competenze. Una mappa per orientarsi. Il Mulino

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