Ottimisti e pessimisti dibattono aspramente su molteplici aspetti: quantità e qualità dell’occupazione, struttura sociale, redditi, sistemi normativi, relazioni industriali. Su un punto però tutti concordano: sarà necessaria una nuova idea di lavoro, nuovi ruoli e nuove professioni e persone diversamente formate.

 

La natura dei lavori nella Quarta Rivoluzione Industriale

I nuovi lavori nell’Industria 4.0. non sono solo un volatile aggregato nella lunga lista delle competenze sulle tecnologie, come per esempio data management (cloud computing, sw e integrazione di sistema, cyber security etc); tecnologie di produzione 4.0 (digitalizzazione di processi produttivi, sensori e attuatori, tools di modellazione, piattaforme IOT e molto altro); vendita e marketing delle tecnologie.

I nuovi lavori nell’Industria 4.0. in realtà sono nuovi ruoli, ossia “copioni” da agire nel contesto di lavoro e basati sulla responsabilità su risultati, su contenuti operativi continuamente migliorabili e perfezionabili, sulla gestione positiva delle relazioni con le persone e con la tecnologia, sulla continua acquisizione di adeguate competenze.

I ruoli nell’Industria 4.0. sono raggruppati in mestieri e professioni nuove, caratterizzate da un ampio dominio di conoscenze e capacità costruite con un riconoscibile percorso di studi e di esperienze e da un “ideale di servizio” caratterizzante e impegnativo.

Le nostre ricerche ci inducono a dire che il paradigma dominante del lavoro nella quarta rivoluzione industriale potrà essere quello dei mestieri e professioni dei servizi a banda larga (broadband service professions). Servizi, quelli resi al cliente finale o alle strutture interne dell’organizzazione; a banda larga, perché questi mestieri e professioni devono poter contenere una altissima varietà di attività per contenuto, livello, background formativo. Questo modello permette alle persone di passare da un ruolo all’altro senza perdere l’identità e può aiutare le istituzioni e l’organizzazione a pianificare l’istruzione e la mobilità.

 

I profili  emergenti nella Quarta Rivoluzione Industriale

Esaminiamo alcuni di questi ruoli e professioni che emergono nella quarta rivoluzione industriale.

Gli architetti dei nuovi sistemi tecnologico-organizzativi non possono essere i tecnologi da soli: ma piuttosto essi, così come altri esperti di altre discipline, dovranno diventare architetti multidisciplinari di sistemi socio-tecnici, capaci cioè di concepire e ingegnerizzare insieme modelli di business, mercati, obiettivi, tecnologie, processi, organizzazione, lavoro, cultura. Il ruolo di queste figure sarà principalmente di lavorare insieme ad altri portatori di competenze e punti di vista diversi. Con molta probabilità il soggetto organizzativo che potrà svolgere questa funzione non è un ruolo singolo ma è un team. Queste professioni e questi team di “architetti di sistemi” dovranno avere una formazione multidisciplinare e operare sulla base del design thinking. Saranno formati dalle università.

Altre figure cruciali nello sviluppo dell’Industria 4.0 sono i tecnici e i professional integratori che accompagnano la crescita di sistemi sociotecnici ad elevata complessità, interazione fra tecnologie e organizzazione, frequenza di varianze e fenomeni inaspettati, esigenze di monitoraggio e soprattutto esigenze di coinvolgimento e guida delle persone. La impresa 4.0 richiederà un gran quantità di progettazione esecutiva, integrazione dei sistemi, manutenzione, guida dei gruppi di lavoro, coach nel miglioramento continuo, analisi e ricerca, vendita, customer care e molto altro. Essi si avvalgono in misura crescente delle potenzialità di elaborazione, comunicazione delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, che per loro sono non una minaccia ma un potenziamento del loro lavoro. Saranno formati dagli ITS.

Architetti di sistemi sociotecnici e professional sono risorse chiave per lo sviluppo dell’Industria 4.0. Essi sono quei knowledge worker che da anni studiamo, i così detti lavoratori della conoscenza con cui le statistiche classificano i posti di lavoro esistenti di ricercatori, insegnanti, manager intermedi, professional, tecnici che oggi in Italia sono già oltre il 42% e in UK il 51% della popolazione lavorativa e che nei prossimi 5 anni cresceranno non di almeno un ‘altro 10%. Ma la qualificazione scolastica (lauree, diplomi di istruzione terziaria) di chi dovrà andare a ricoprire vecchi e nuovi ruoli e professioni è in Italia gravemente insufficiente e registra un drammatico gap con l’Europa. In Italia infatti i laureati sono il 25,3% dei cittadini: ultimi in Europa, dove la media è del 38,7%, e (di poco) al di sotto del target Ue fissato per il 2020 (26%). Gli allievi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) sono in Italia circa 6/ 7.000 contro gli 880.000 allievi tedeschi delle equivalenti Fachhochschule. Questi sono i numeri da cambiare.

Ma inoltre bisogna progettare new jobs e sostenerli con new skills. Se questi ruoli e professioni saranno ben disegnati e le persone destinate a ricoprirle saranno ben formate, Industria 4.0 in Italia decollerà e almeno il 50/60 % di questi knowledge workers saranno in grado di resistere con successo alla gara contro le macchine.

Nell’Industria 4.0 un posto rilevante hanno le figure di artigiani digitali del saper fare italiano, che lavorano in aziende caratterizzate dalla qualità, bellezza, personalizzazione del prodotto: scarpe, abiti, mobili, cibo ma anche software “fatti apposta per il singolo utente finale”. Si stima che in Italia vi sia un 10% circa di artigiani e operai specializzati con l’”intelligenza nelle mani”, che adoperano conoscenze tacite, contestuali e embodied ossia esperite dalle abilità del corpo. Il loro lavoro cambierà profondamente anche per l’estesa adozione di tecnologie digitali. Per l’Industria 4.0 della Italian Way of Doing Industry esse sono figure essenziali. Questi artigiani del saper fare italiano non sono gli homo faber medioevali ma sono parte essenziale di una organizzazione complessa che produce qualità.

E che ne sarà degli operai? Certamente una parte delle attività operative di pura manipolazione saranno sostituite dalle tecnologie, molte operazioni saranno eliminate per l’impiego di tecnologie innovative (la stampa 3D invece del casting) ma rimarranno necessarie figure di operatori di processo, manutentori avvezzi ad usare tecnologie informatiche e a controllare varianze. Gli operai che sul loro tablet controllano l’impianto automatizzato, fanno manutenzione software e hanno l’accesso a tutta la conoscenza dell’impianto sono già figure nota. Il loro livello di formazione sarà molto più elevato. Le figure di “operai aumentati” sono già diffusi in tutti i settori.

 

Una nuova idea di lavoro

La nuova idea di lavoro della quarta rivoluzione industriale che già si profila sarà basata infatti su conoscenza, responsabilità dei risultati e richiederà competenze tecniche e sociali. Un lavoro che susciti impegno e passione. Un lavoro fatto di relazioni tra le persone e le macchine che potenzi le attività e la competenza della persona. Un lavoro che includa anche il workplace within, ossia il posto di lavoro che è dentro le persone con le loro storie lavorative e personali, dentro la loro formazione, dentro le loro aspirazioni e potenzialità.