Le nuove tecnologie non avranno effetti deterministici poiché certamente sconvolgono l’esistente, ma sono solo le politiche e la progettazione quelle che disegneranno le nuove organizzazioni, le nuove imprese, le nuove città, le nuove società e soprattutto la qualità e quantità del lavoro.

La nostra proposta di ricerca e di intervento è basata su tre punti chiave: a) politiche industriali pubbliche e private che intervengano sulle variabili di crescita; b) progetti esemplari di sistemi socio-tecnici in rete; c) metodologie partecipative di progettazione e realizzazione di sistemi complessi sviluppata da attori diversi anche in conflitto ma basata su parametri concordati di prosperità e qualità della vita e con la partecipazione delle persone.

 

Sviluppare i tre pilastri della quarta rivoluzione industriale: tecnologie, organizzazione e lavoro

  1. Diffondere e applicare le nuove tecnologie abilitanti. Le attuali tecnologie digitali sono chiamate abilitanti perchè consentono potentemente di disintermediare; gestire e generare la conoscenza; connettere le operazioni delle aziende e di clienti; accelerare le decisioni; velocizzare i cambiamenti di prodotti e prestazioni; essere il nucleo di prodotti e servizi di qualità nuovi e personalizzati allo stesso costo della produzione di massa. Ma perché tutto questo avvenga occorre attivare gli altri due fattori della quarta rivoluzione industriale: l’organizzazione e il lavoro anch’essi di nuova concezione.
  2. Una nuova idea di impresa e di organizzazione:formulare e realizzare strategie di impresa centrate su nuovi business model e su nuovi prodotti e servizi centrati sui clienti; configurare reti organizzative planetarie; sviluppare unità organizzative flessibili; predisporre sistemi di coordinamento e controllo non solo gerarchici; favorire una nuova cultura ed etica dell’impresa.
  3. Una nuova idea di lavorobasata su responsabilità sui risultati, presa in carico del cliente interno o esterno, relazioni con altre persone e con il sistema tecnico, azioni di recupero di varianze, disponibilità a contribuire al miglioramento e all’innovazione continua, messa in campo di competenze tecniche necessarie per svolgere il task (hard skills) e competenze e capacità di creatività, cooperazione, comunicazione, condivisione di conoscenze, contributo alla comunità (soft skills). Un lavoro che susciti impegno e passione. Un lavoro che includa anche il workplace within, ossia il posto di lavoro che è dentro le persone fatto delle loro storie lavorative e personali, della loro formazione, delle loro aspirazioni e potenzialità.

 

Come vincere la “gara contro le macchine” e creare una nuova collaborazione fra persone e tecnologia

Non vi sarà una Roboapocalypse now. Il panico sulla sostituzione del lavoro umano da parte delle tecnologie è ingiustificato a condizione che si agisca sulle seguenti variabili:

  1. Allargare la torta. Creare nuovi mercati e nuovi prodotti
  2. Organizzazioni di nuova generazione. Sviluppare sistemi tecnico-organizzativi più efficienti e efficaci
  3. Imprese integrali. Adottare criteri di ottimizzazione congiunta di economicità e sostenibilità ambientale e sociale
  4. Professionalizzazione di tutti. Forme di lavoro a più alto livello di creatività, di produttività, di valore per il cliente e con migliore qualità della vita
  5. Non lasciare solo chi ha perso o rischia di perdere il lavoro. Ristrutturare radicalmente i sistemi per il retraining e la ricollocazione
  6. Reinventare la scuola. Innovare, nel che cosa e nel come, la formazione e istruzione dei giovani
  7. Formazione continua per tutti. Imparare a imparare e a cambiare

 

Le politiche pubbliche possibili

  1. Politiche fiscali per la generazione di risorse. Per es. web tax, lotta all’evasione fiscale, riequilibrio contributivo.
  2. Politiche industriali di sostegno alla innovazione tecnologico-organizzative. Per es. il programma tedesco Industrie 4.0; il programma italiano Industria 4.0 del ministro Calenda; il Patto per il Lavoro della Regione Emilia Romagna, che mirano a condividere piani e azioni con gli stakeholder.
  3. Sostegno alla attivazione di cantieri di progettazione di nuovi sistemi tecnico-organizzativi e di nuovi lavori. Per es. l’Industrial Democracy scandinava, il JUSE giapponese, il Reinventing Government americano, e in parte il Mittbestimmung tedesco.
  4. Massicci investimenti nella istruzione e formazione tecnica. Per es. Fachhochschule tedesche, ITS in Italia.
  5. Ristrutturazione dei programmi di qualificazione e formazione di chi ha perso il lavoro. Per es. la flexicurity danese.
  6. Piani sociali di sostegno a chi il lavoro non può più temporaneamente o definitivamente trovarlo. Per es. forme estese di reddito di inclusione.
  7. Defiscalizzazione del lavoro. Per es. cominciando dal lavoro giovanile

 

La progettazione

Ma è solo con la progettazione che sarà possibile disegnare concretatemente  le nuove organizzazioni, le nuove imprese, le nuove città, le nuove società e, soprattutto, la qualità e quantità del lavoro.

Per far questo soprattutto occorre attivare quattro livelli della progettazione

  1. innovazione e cambiamento strutturale e miglioramento continuo delle singole organizzazioni
  2. pianificazione strategica territoriale
  3. progettazione delle reti organizzative
  4. reinventing governement.

Gli obiettivi di questi processi di progettazione macro e micro devono essere congiuntamente

  1. ottenere livelli di produttività competitivi con altri paesi
  2. rispettare criteri di sostenibilità
  • dare valore economico e sociale al lavoro promuovendo la qualità della vita di lavoro delle persone: ossia la professionalizzazione di tutti, superando così le polarizzazioni tra nuovi lavori superqualificati e il riapparire di lavori in frantumi.

 

La partecipazione

In tutti e quattro questi livelli occorre promuovere la partecipazione delle persone, valorizzando le loro esperienze e visioni.

La complessità e la crucialità della quarta rivoluzione industriale fa sì che nessuno da solo può progettare i nuovi sistemi senza generare effetti negativi: occorrono in fase di progettazione modelli nuovi di partecipazione delle istituzioni, della scuola, del sindacato.